Una storia oscura e imperfetta, ma anche piena di suggestione

Paolo Orsini • 17 giugno 2026

Il racconto di Henry James non spaventa per ciò che mostra,

ma per ciò che lascia immaginare.

Il racconto uscì a puntate sul settimanale “Collier’s” dal 27 gennaio al 156 aprile 1898. Henry James aveva alle spalle alcuni grandi successi, come Ritratto di signora (1881) e Daisy Miller (1878) ma anche grandi insuccessi; le sue rendite dai diritti d’autore erano in calo, i suoi tentativi di guadagnarsi il favore del pubblico, agli inizia degli anni “90, con il teatro fu un fallimento. Per questo decise che era arrivata l’ora di riprendere la narrativa e di farlo in modo solenne e dedicato. Infatti, comincerà per James un lungo periodo di vasta produzione letteraria, con molte sperimentazioni, che lo porterà dalla compatta struttura narrativa del romanzo ottocentesco, a quella invece continuamente frammentata e variegata della struttura novecentesca. In questo periodo, che va grosso modo fino a tutto il primo ventennio del Novecento, James pubblicherà una lunga serie di romanzi di successo e anche alcune raccolte di racconti, tra cui quella contenente Giro di vite. 

Secondo Nadia Fusini, la traduttrice e autrice di un’interessante postfazione presente nel volume, questo racconto è “un campione perfetto, magnifico, della passione jamesiana per una forma narrativa concentrata e drammatica. Da raffinato artigiano qual è, James ama le costrizioni che il genere impone - una tensione vigile quanto all'economia della descrizione; un’attenzione spasmodica a non perdersi nel dettaglio; una forza di sintesi rigorosa nell'intreccio, che escluda giri viziosi; una logica lineare nella costruzione della fabula, perché risulti nitida e chiara l'azione, perché non si creino pause inerti nel moto affabulatorio".

Henry James racconta la storia di una giovane governante incaricata di educare due orfani, Miles e Flora, in una grande tenuta inglese. Isolata e inesperta, la donna sviluppa un forte senso di responsabilità verso i bambini. Presto inizia a percepire presenze inquietanti: le apparizioni di due ex domestici, Peter Quint e Miss Jessel. Convinta che gli spiriti cerchino di influenzare i piccoli, crede che essi nascondano una pericolosa complicità con i fantasmi. Tenta quindi di proteggere i bambini con crescente ossessione e determinazione. Tuttavia, il comportamento ambiguo dei bambini rende difficile distinguere realtà e immaginazione.

James frequenta i più esclusivi salotti mondani di Londra e le più eleganti dimore della campagna inglese. Fu proprio durante un incontro con l’amico E. W. Benson, l’arcivescovo di Canterbury, che apprese l’aneddoto dal quale avrebbe avuto origine Giro di vite. La storia, narrata dall’arcivescovo, racconta di bambini isolati in una villa di campagna, affidati a servitori malvagi e infidi, che li corrompono e li rendono malvagi a loro volta. E anche dopo la loro morte, continuano ad apparire ai bambini per attirarli a sé in un abbraccio fatale.

Per James questa storia sarà, come annota nel suo diario, "oscura e imperfetta, ma anche piena di suggestione”. È una storia di fantasmi, almeno in origine, e quando si parla di fantasmi in un contesto vittoriano, non bisogna dimenticare che non si sta parlando soltanto di un genere della letteratura fantastica, ma anche di un fenomeno di costume sociale molto diffuso. Dal 1870 fino a fine secolo, sia negli Stati Uniti che in Inghilterra dilagano le apparizioni di fantasmi e si diffonde il cosiddetto modern spiritualism, un movimento che affermava la possibilità sistematica di comunicare con i morti. Quindi non solo un modo di consolazione per parlare con i propri cari che se ne erano andati, ma anche – positivisticamente- un contributo alla dimostrazione empirica della vita dopo la morte. 

Inoltre, tra il 1894 e il 1895, William James, il fratello filosofo e psicologo di Henry, fu il presidente della Society for Psychical Research, la prima al mondo a condurre ricerche accademiche e rigorose su presunti fenomeni paranormali, mantenendo un approccio scientifico e imparziale. Dopo la pubblicazione di Giro di vite, da questa società arrivarono i complimenti, ma anche i dubbi riguardo alle posizioni psichiche presenti nella storia. James rispose che non c’era niente di scientifico nel suo racconto, anzi ne aveva voluto fare un’opera di fantasia e soprattutto commerciale; eppure l’opera commerciale dette vita a una ricchezza interpretativa con pochi equivalenti nella letteratura moderna.

La ricchezza di chiavi di lettura diverse è data dal carattere sfuggevole e complesso del racconto, che tuttavia si può iscrivere nella tradizione genere horror, alla quale, in quel periodo, appartenevano molti scrittori, fra tutti Edgar Allan Poe e Nathaniel Hawthorne. Per avere un’interpretazione più consona, il testo avrebbe bisogno almeno di due livelli di lettura: un primo livello, più semplice, come fosse una storia di indagine poliziesca; un secondo che invece rimanda a tutta una serie di significati e simbolismi, che devono essere più attentamente valutati.

James ampia il raggio d’azione del romanzo, spingendosi a trattare temi fino allora considerati scabrosi, primo fra tutti la sessualità, che nel romanzo vittoriano era rigorosamente tenuta lontano, e che invece è presente in tutti gli scritti di James di questo periodo. Si occupa di tutta una serie di desideri relativi alla sessualità, anche i meno trattati, come quelli che hanno a che fare con la sessualità infantile, con le relazioni extraconiugali e con l’omosessualità, tabù quest’ultimo particolarmente scottante per James perché, proprio in quegli anni, era impegnato in intense relazioni con uomini più giovani di lui. Reso scottante anche dai fatti di cronaca, dato che il 1895 è l’anno del processo a Oscar Wilde, accusato di sodomia per le sue relazioni con il giovane Lord Alfred Bruce Douglas.

In questo periodo, James fa continui esperimenti strutturali con le forme del romanzo, soprattutto sul punto di vista e la voce narrante, tentativi che avranno successo tanto che hanno creato un legame diretto tra Henry James e il thriller moderno. Anche il meccanismo del narratore inaffidabile, che James ha ufficializzato nel 1898 con Giro di vite, è oggi un elemento determinante di gran parte della narrativa di suspense contemporanea.

In Giro di vite ritroviamo elementi che vengono ancora utilizzati nella letteratura di questo genere come: 1) l’ambiguità strutturale - non sappiamo se i fantasmi siano reali o proiezioni della mente della governante. Nei thriller moderni, la realtà viene costantemente messa in dubbio, oscillando tra minaccia esterna e psicosi del protagonista; 2) l’isolamento claustrofobico - la dimora isolata di Bly nel racconto di James diventa oggi la casa isolata, l'appartamento voyeuristico o la mente stessa del protagonista da cui è impossibile fuggire; 3) la percezione distorta - il lettore è intrappolato nella mente del narratore: vediamo, filtriamo e giudichiamo il mondo esterno solo attraverso i suoi occhi difettosi.

Leggere oggi Giro di vite di Henry James significa avventurarsi in una storia che non dà risposte facili, ma costringe a farsi domande scomode. È un racconto che parla di paura, ma soprattutto di percezione, di verità e di quanto la mente possa diventare il luogo più inquietante di tutti. In un’epoca in cui siamo bombardati da immagini e certezze immediate, Henry James ci ricorda il valore del dubbio e dell’ambiguità. Ci mette davanti a un enigma che non si risolve, ma si insinua dentro di noi e continua a vivere anche dopo l’ultima pagina. Per questo, più che una semplice storia di fantasmi, è un’esperienza psicologica profondamente moderna. E forse è proprio questo il suo segreto: non spaventa per ciò che mostra, ma per ciò che lascia immaginare.

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