Il rapporto tra la pittura di Mark Rothko e i gioielli di Chiara De Filippis non è diretto o dichiarato, ma può essere individuato sul piano formale, emotivo e filosofico.
I gioielli di Chiara De Filippis sono presenti all’interno di Bottega Strozzi, il concept store dove i libri dialogano con pregiate creazioni
di artigianato e oggetti di design.
IL SEGNALIBRO DELL’ORSO si è occupato della mostra di Marc Rothko a Palazzo Strozzi di Firenze (link qui) ma è la prima volta che si occupa di oreficeria. Abbiamo ricercato alcuni elementi in comune tra le due arti, quella pittorica di Marc Rothko e quella artigianale di Chiara De Filippis, anche se non ci sono collegamenti dichiarati o espliciti.

Marc Rothko e Chiara De Filippis condividono una ricerca dell'essenziale come via di accesso all'interiorità: il primo attraverso campi di colore che inducono contemplazione, la seconda attraverso forme minimali in metalli preziosi e gemme naturali che condensano significati simbolici e filosofici.
In entrambi, la riduzione formale non impoverisce l'opera, ma ne amplifica la densità emotiva. È un accostamento particolarmente fertile se si guarda ai gioielli di Chiara De Filippis come a "piccole architetture contemplative", analoghe alle grandi superfici silenziose di Marc Rothko.

In particolare, sono quattro i punti di contatto tra l’artista e l’artigiana: l’essenzialità della forma, la creazione dell’opera come esperienza contemplativa, il dialogo tra presenza e vuoto, e infine la spiritualità senza figurazione.
Rothko riduce la pittura a grandi campi di colore sospesi, eliminando ogni elemento narrativo. I gioielli di Chiara De Filippis sono spesso descritti come caratterizzati da semplicità essenziale, volumi equilibrati e linee pure, con una ricerca sul minimalismo e sull'essenza della forma. In entrambi i casi, il linguaggio artistico tende alla sottrazione: meno decorazione, più intensità percettiva.
Rothko non voleva che i suoi quadri fossero semplici oggetti estetici: cercava una risposta emotiva e quasi meditativa da parte dell'osservatore. Analogamente, Chiara De Filippis segue una progettazione legata a ispirazioni filosofiche e alla ricerca di un significato che crei una connessione profonda con chi indossa il gioiello. Si potrebbe dire che: Rothko trasforma il colore in esperienza interiore; Chiara De Filippis trasforma il metallo e la gemma in esperienza simbolica e personale.

Una delle caratteristiche della pittura di Rothko è la tensione tra le masse cromatiche e lo spazio che le circonda. Nei gioielli di De Filippis ricorre l'idea del dialogo tra pieni e vuoti, tra materia e spazio. Questo rende possibile un accostamento molto interessante: entrambi lavorano non solo sulla materia presente, ma anche su ciò che la circonda e la fa respirare.
Rothko è spesso associato a una spiritualità astratta, non religiosa ma esistenziale. Anche le collezioni di De Filippis attingono a riferimenti filosofici, simbolici e interiori — come le riflessioni sul cambiamento, sull'armonia e sull'evoluzione personale, presenti in tutte le sue collezioni.

Le emozioni suscitate da Marc Rothko e da Chiara De Filippis sono simili soprattutto perché non derivano dalla rappresentazione di qualcosa, ma da un'esperienza interiore. Davanti alle opere di Rothko molte persone riferiscono sensazioni di contemplazione e silenzio, malinconia dolce, meraviglia e trascendenza, vulnerabilità emotiva, introspezione profonda. I suoi grandi campi di colore sembrano avvolgere lo spettatore, creando uno spazio quasi meditativo. Non raccontano una storia precisa: invitano a confrontarsi con le proprie emozioni.

Nei gioielli di Chiara De Filippis emergono invece emozioni legate a armonia ed equilibrio, calma e leggerezza, connessione personale, ricerca interiore, trasformazione e crescita. Le sue opere nascono da ispirazioni filosofiche e naturalistiche e mirano a creare un legame significativo con chi le indossa.
Se dovessimo individuare un sentimento condiviso, probabilmente sarebbe una forma di serenità intensa: non un'emozione esplosiva, ma una percezione lenta e profonda che invita a fermarsi. Rothko usa il colore per generare uno spazio emotivo da abitare; Chiara usa il metallo prezioso e le gemme naturali per creare un oggetto da portare con sé che custodisce quello stesso spazio interiore. In questo senso, entrambi cercano di trasformare la semplicità in un'esperienza spirituale ed emotiva.

I gioielli di Chiara De Filippis non cercano di stupire con lo sfarzo, ma di suscitare un senso di centratura, come piccoli oggetti che accompagnano chi li indossa in un percorso di riflessione e consapevolezza. Questa interpretazione li avvicina, per certi aspetti, all'intensità meditativa delle opere di Rothko.
Chiara De Filippis utilizza principalmente argento 925, oro (anche 18 kt e 24 kt) e gemme naturali, lavorati interamente a mano attraverso tecniche tradizionali come la forgiatura a martello e il Keum-boo, un'antica tecnica coreana che permette di fondere meccanicamente sottili lamine di oro 24 kt sulla superficie dell'argento.
Se mettiamo in relazione materiali ed emozioni, si potrebbe dire che Chiara De Filippis usa il contrasto fra argento e oro quasi come Marc Rothko usa il rapporto fra campi cromatici differenti: non per descrivere qualcosa, ma per creare uno stato d'animo fatto di equilibrio, contemplazione e tensione poetica.
Nata a Roma, dopo gli studi umanistici, Chiara si stabilisce a Firenze seguendo la sua naturale vocazione artistica. Attraverso una formazione in botteghe artigiane, lunghi viaggi intercontinentali e il gusto per la sperimentazione, ha modo di sviluppare la sua creatività.
Nel 2015, dopo aver fondato il
brand Chiara De Filippis, ha preso parte a diversi eventi nazionali e internazionali, mostre di gioielleria artistica e fiere di settore, riscuotendo un interesse trasversale di pubblico e addetti ai lavori. Tra i luoghi di interesse, possiamo trovare i suoi gioielli, oltre che a Palazzo Strozzi a Firenze, al Des Moines Art Center di Des Moines, Iowa, e al Design Shop del MAK, museo delle arti applicate di Vienna.










