Le cose semplici di una volta si trasformano in storie da conservare nei cassetti della memoria
Il richiamo del fiume: una storia di origini e lontananza,
di viaggio e di ritorno.

Il figlio del Po di Lucio Benedusi è un racconto breve, ispirato a una storia vera, che affonda le radici nella bassa mantovana e in particolare nel paese di Revere, luogo d’origine dell’autore. L’opera nasce come memoria di un mondo genuino, segnato dal legame con il fiume Po, dalla semplicità della vita quotidiana e dalle trasformazioni sociali successive agli anni del boom economico.

Il paese di Revere, oggi accorpato nel comune di Borgo Mantovano, è descritto dall’autore nel prologo del romanzo: “Borgo di cultura contadine che, dopo i primi anni Sessanta, ha visto svanire il boom economico per cui molti ragazzi, un po’ come oggi, sono stati costretti ad emigrare pur rimanendo legati alle proprie radici e ai luoghi dove sono cresciuti sia fisicamente, sia per la fucina di esperienze che hanno vissuto”

Lucio Benedusi nasce a Revere nel 1955. Autodidatta, spinto da una forte carica creativa, si cimenta nella scrittura, in particolare con l’arrivo della pensione. Scrive testi teatrali e fonda la Compagnia di teatro instabile di Revere, poesie e racconti, oltre a romanzi che presto saranno pubblicati in selfpublishing.

Il figlio del Po, la prima pubblicazione di Lucio Benedusi è stato presentato in occasione di “Borgo d’Estate 2026” una serie di eventi estivi promossi dal Comune di Borgo Mantovano. Un’occasione per vivere il territorio, riscoprire le tradizioni locali e condividere momenti di festa, musica e convivialità nelle piazze e nei luoghi più caratteristici di Borgo Mantovano, come ha ricordato MARA MANZOLI Vicesindaco e Assessore alla Pubblica Istruzione e Cultura.

Presentare il libro nel cortile del loggiato del Palazzo Ducale di Revere è un collegamento simbolico tra l’amore dell’autore per il suo paese natio e per le persone che ne hanno fatto parte, molte delle quali presenti, nostalgici testimoni di quell’epoca passata e spensierata.

Attraverso il percorso narrativo del personaggio protagonista, Benedusi racconta la storia di una generazione costretta spesso a lasciare il proprio paese per cercare altrove occasioni di lavoro e di vita, senza però spezzare il filo profondo con le proprie origini. Il Po non è soltanto uno sfondo geografico: diventa simbolo di appartenenza, memoria e continuità.

Uno dei temi centrali del libro è la nostalgia, intesa non come rimpianto sterile, ma come recupero affettuoso delle esperienze che formano l’identità di una persona. Le “cose semplici di una volta” assumono il valore di immagini custodite nella memoria: gesti, luoghi, incontri e fatiche quotidiane diventano frammenti di una storia collettiva. Accanto alla memoria emerge il tema dell’emigrazione interna, vissuta come necessità ma anche come ferita silenziosa.

Al SEGNALIBRO DELL’ORSO fa piacere segnalare anche un aspetto della biografia di scrittore di Lucio Benedusi. Gran lavoratore fin dalla tenera età, mai si è risparmiato in mansioni anche di una certa fatica e notevole impegno.

Raggiunta l’età della pensione non ha certo tirato in remi in barca (anche se le barche sul Po non mancano) e si è dedicato anima e corpo alla scrittura. Dice – e ci crediamo ciecamente – che s’impegna nello scrivere tutti i giorni, per almeno quattro o cinque ore, spesso anche fino a notte tarda, ignorando le proteste della moglie.

Non pago dell’impegno letterario, Lucio Benedusi, ha fondato l’Accademia del Pane e Salame, rievocando le sue origini della bassa mantovana dove un abbinamento del genere non può assolutamente essere ignorato.

Si tratta di un’opportunità che Lucio Benedusi e un suo vicino di casa, più avvezzo all’informatica, ai social e al selfpublishing, mette a disposizione, gratuitamente, di chiunque voglia cimentarsi nella scrittura, fornendo un percorso completo, dall’ideazione della storia, alla stesura, all’editing, alla pubblicazione, e infine alla promozione.

Chi fa da sé fa per tre sembra essere il motto dell’Accademia, ma quello che ci piace mettere in evidenza è la generosità e l’abnegazione con cui Lucio Benedusi si dedica alla sacra causa della scrittura, non soltanto per sé ma anche per gli altri.

Per concludere, IL SEGNALIBRO DELL’ORSO consiglia Il figlio del Po di Lucio Benedusi a chi ama le storie legate al territorio, alla memoria familiare e alla cultura contadina. Lettura breve ma intensa, il suo valore principale sta nella capacità di trasformare una vicenda individuale in un piccolo affresco umano e sociale.

Pur nella semplicità della forma, il libro riesce a evocare un senso di appartenenza profondo e a ricordare quanto i luoghi dell’infanzia continuino a vivere dentro di noi. E questo libro è solo il primo di una lunga serie di altri romanzi lunghi e brevi, e racconti, già scritti o ideati dall’autore, che saranno pubblicati prossimamente.

Le foto sono relative alla presentazione de “il figlio del Po” di Lucio Benedusi, avvenuta il 24 luglio 2026 nel loggiato del Palazzo Ducale di Revere, alla presenza di Mara Manzuoli, Vicesindaca e Assessore alla Cultura del Comune di Borgo Mantovano; ho personalmente dialogato con l’autore.










