La Biblioteca di Babele, collana di letture fantastiche diretta da Jorge Luois Borges
L’avvoltoio racconto breve di Franz Kafka, il primo del l’antologia curata da Jorge Louis Borges per Franco Maria Ricci

L’idea di dedicare una collana alla narrativa fantastica nacque all’inizio degli anni Settanta dall’amicizia di Franco Mana Ricci con Jorge Luis Borges, che accettò di “ricostruire” per lui la sua biblioteca personale, quella che riuniva i suoi amori di lettore e di letterato. Ritroviamo i nomi che Borges cita e propone da sempre: James, London, Chesterton, Kafka, Poe e le vaste fonti orientali accanto ai classici della nostra cultura.

Di ciascun autore egli ha scelto i racconti più straordinari, spesso vere e proprie riscoperte. Ogni volume inizia con una introduzione di Borges, un piccolo capolavoro di come vanno letti i capolavori, uno squarcio illuminante nel mondo letterario del più grande “bibliotecario” di oggi.
Ispirato dal titolo di uno dei più bei racconti borgesiani, la collana venne chiamata “La Biblioteca di Babele”, è ormai un classico letterario, apprezzata e ricercata dai collezionisti perché di grande valore letterario. La collana, pubblicata tra il 1975 e il 1985, è composta da 33 volumi. rilegata a brossura in pesante carta lngres azzurra ed è stampata a caratteri bodoniani su carta vergata di Fabriano.
Il racconto L'avvoltoio del 1920 è brevissimo ma potentissimo: un uomo viene lentamente divorato da un avvoltoio e accetta quasi passivamente il proprio destino. In poche righe Kafka costruisce una situazione assurda e angosciante, tipica del suo universo narrativo. Proprio questa capacità di creare "situazioni intollerabili" è ciò che Borges individua come una delle massime virtù dello scrittore praghese.

Dal punto di vista letterario, il fascino del libro sta nella sua capacità di inquietare senza spiegare. Kafka non offre interpretazioni né soluzioni: il lettore resta intrappolato in immagini e situazioni che sembrano sogni lucidi o incubi perfettamente razionali. Borges osserva che nei racconti di Kafka l'incredibile non risiede tanto nei fatti quanto nel modo in cui i personaggi li accettano come normali.

I racconti raccolti in questa raccolta evidenziano i temi fondamentali della letteratura kafkiana: l'assurdo; l'impotenza dell'individuo; il potere invisibile e incomprensibile; il senso di colpa senza colpa; l'emarginazione e la solitudine.

Il racconto Il digiunatore del 1922 ha come tema centrale proprio la solitudine. Narra la vicenda di un artista che fa del digiuno una forma d'arte, esibendosi in pubblico mentre la società lo osserva, lo ammira e infine lo dimentica. Il digiunatore rappresenta l'individuo che dedica la propria vita a una ricerca assoluta e incomprensibile agli altri. Nessuno comprende veramente la sua arte, e nemmeno lui riesce a spiegarsi. La sua disciplina estrema lo isola dal mondo, trasformandolo in una figura tragica, incapace di trovare un posto nella società.

Kafka mostra il paradosso di un uomo costantemente sotto gli occhi degli altri ma profondamente solo. Lo stile è tipicamente kafkiano: sobrio, preciso, quasi freddo. L'emozione non nasce da effetti drammatici, ma dalla descrizione oggettiva di una situazione assurda e dolorosa.

Il finale, tra i più celebri di Kafka, lascia nel lettore un senso di malinconia e di inevitabilità. può essere letto come una riflessione sull'artista, sull'identità e sull'impossibilità di essere compresi fino in fondo. È un testo breve, ma racchiude una straordinaria ricchezza simbolica.

La costruzione della muraglia cinese del 1917 è meno emotivo di Un digiunatore e meno folgorante de L'avvoltoio, ma è uno dei racconti più enigmatici e filosofici di Kafka; tocca vari temi politici: è una meditazione sul potere, sulla conoscenza e sull'impossibilità di possedere una visione completa della realtà.

La voce narrante è quella di un funzionario che cerca di spiegare perché l'opera venga edificata in tronconi separati, lasciando enormi vuoti tra una sezione e l'altra. La vicenda concreta è solo la superficie, secondo lo stile di Kafka: la Muraglia diventa il simbolo di ogni grande sistema politico, burocratico o religioso che pretende di dare ordine al mondo ma che, osservato da vicino, appare incomprensibile. I lavoratori contribuiscono a un progetto immenso senza poterne cogliere il significato complessivo.

Il tema più affascinante del racconto è la distanza tra l'individuo e il potere. L'Imperatore esiste, impartisce ordini e governa, ma il popolo non riesce mai a percepirne concretamente la presenza. Kafka descrive un universo in cui le decisioni arrivano dall'alto attraverso una catena infinita di intermediari, creando un senso di smarrimento che anticipa quello del Processo e del Castello.
La prosa è lineare, quasi saggistica. l'inquietudine nasce dal ragionamento stesso. Più il narratore cerca di spiegare la logica della costruzione, più il lettore percepisce che quella logica sfugge a ogni comprensione definitiva. Uno degli aspetti più moderni del racconto è la riflessione sulla frammentazione: ciascuno vede soltanto una piccola parte del progetto, mentre il disegno generale resta invisibile. In questo senso Kafka non si limita a descrivere un impero antico, ma anche la condizione dell'uomo moderno all'interno di organizzazioni enormi e impersonali.









