Non solo Rothko a Palazzo Strozzi di Firenze

Paolo Orsini • 25 giugno 2026

Una narrazione paradossale che unisce il passato e il futuro, l'ideale e il percepibile, in una serie di estasi allucinatorie.

La Fondazione Palazzo Strozzi, insieme alla grande monografica dedicata a Marc Rothko, presenta altre due iniziative per completare l’offerta espositiva: Canto infinito, personale dell’artista parigino Jean-Marie Appriou e There are other fish in the sea, un progetto del del collettivo danese SUPERFLEX.

Il lavoro di Jean-Marie Appriou, una delle voci più originali nella ridefinizione dell’idea di scultura nell’arte contemporanea, è caratterizzato da un approccio sperimentale nell’utilizzo di materiali, come alluminio, bronzo, vetro, argilla e cera. 

Attraverso una pratica fortemente tattile, l’artista modella figure che si inseriscono in un territorio ambiguo tra l’umano, l’animale e il vegetale. I riferimenti iconografici attingono alle mitologie arcaiche, alla fantascienza e alla cultura contemporanea: cavalli, serpenti, creature marine ed esseri ibridi popolano un universo simbolico, in cui le forme sembrano sospese tra terra e acqua, oscurità e luce, permanenza e mutamento. 

There Are Other Fish In The Sea, è un’istallazione site-specific realizzata nel cortile di Palazzo Strozzi da SUPERFLEX, un collettivo artistico danese, fondato nel 1993 da Jakob Fenger, Rasmus Rosengren Nielsen e Bjørnstjerne Christiansen e riconosciuto a livello internazionale. 

Il gruppo è celebre per il suo approccio multidisciplinare, che unisce arte, sociologia ed economia, spesso collaborando con esperti di vari settori, inclusi giardinieri, ingegneri e il pubblico stesso.

Prefigurando un futuro in cui l’innalzamento del livello dei mari altererà irreversibilmente la vita dell’uomo, There Are Other Fish In The Sea (“Ci sono altri pesci nel mare”) è una proposta scultorea che invita i visitatori a immaginare nuove modalità di coesistenza tra esseri umani e non umani. 

Nel sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966 a Firenze, l’installazione nel Cortile diventa il punto di partenza per promuovere un cambiamento di prospettiva nel nostro rapporto con l’ambiente, mettendo in discussione la tradizionale centralità attribuita all’essere umano.

Canto Infinito di Jean-Marie Appriou, evoca l’idea di un flusso continuo senza inizio né fine, suggerendo una dimensione in cui tempo, materia e immaginazione sono in costante trasformazione. Concepite come tappe di un percorso, le opere in mostra sono ispirate dalla Divina Commedia come orizzonte culturale e simbolico. 

Jean-Marie Appriou (nato nel 1986 a Brest, Francia) vive a Parigi, dove attualmente lavora ispirandosi a un’ampia costellazione di fonti letterarie e mitologiche, che emergono non come riferimenti fissi, ma come presenze incarnate nella materia scultorea e integrate in una sequenza spaziale. Le sue figure non illustrano storie, ma suggeriscono momenti di passaggio e transizione.

Operando all’interno e all’esterno di spazi espositivi fisici, SUPERFLEX ha lavorato a installazioni e interventi in spazi pubblici come il pluripremiato Superkilen nel 2011, parco pubblico urbano situato nel quartiere di Nørrebro a Copenaghen. 

Secondo un’idea di lavoro che unisce sempre collaborazione e partecipazione, i progetti del collettivo SUPERFLEX vedono il coinvolgimento di comunità locali o di specialisti di diversi settori disciplinari, mirando a sviluppare un nuovo concetto di urbanistica che include piante e animali, con l’obiettivo di orientare la società verso una convivenza interspecies. 

È con notevole abilità tecnica che Jean-Marie Appriou prende il controllo dei materiali scultorei - alluminio, bronzo, vetro, argilla, cera - per immaginare mondi fantastici abitati da figure umane, animali e vegetali. Attraverso la loro scala sapientemente costruita, le sue opere, spesso imponenti, mantengono tuttavia un rapporto intimo con lo spettatore, quasi a comunicare meglio la loro inquietante stranezza.

SUPERFLEX ha presentato mostre personali in istituzioni come la Tate Modern di Londra, il Museo Jumex di Città del Messico, il Van Abbemuseum nei Paesi Bassi, il 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa, Giappone e Pista 500 della Pinacoteca Agnelli di Torino. Ha inoltre realizzato opere permanenti in spazi pubblici, tra cui Play Contract a Billund in Danimarca e One Two Three Swing! nella zona demilitarizzata tra Corea del Nord e Corea del Sud. 

SUPERFLEX ha inoltre partecipato a importanti eventi internazionali come la Biennale di Venezia, Desert X e le biennali di Gwangju, Istanbul e San Paolo. Opere di SUPERFLEX fanno parte delle collezioni di istituzioni internazionali come il Museum of Modern Art di New York, il Louisiana Museum of Contemporary Art in Danimarca e il Museum Boijmans Van Beuningen a Rotterdam.

Profondamente onirico, l'universo materiale di Appriou è intriso di preoccupazioni telluriche affrontate da una prospettiva originale: quella del leggendario. Cavalli, serpenti, locuste, squali e cavallucci marini compongono un bestiario carico di potente simbolismo. 

Si evolvono in un regno dei sogni, un meraviglioso mondo naturale che diventa un teatro di personaggi straordinari. Seminatori, raccoglitori, apicoltori e subacquei giapponesi Ama: tutti rappresentano figure di passaggio e trasformazione. Il passaggio tra gli elementi - dall'acquatico all'aereo, dal sotterraneo al terrestre - è uno dei temi centrali del lavoro dell'artista.

Dalle epoche arcaiche alle civiltà futuristiche, tra dinosauri e bambini astronauti, Jean-Marie Appriou produce visioni al limite della psichedelia, mescolando cultura pop e mitologie dall'antichità greca ed egiziana alla fantascienza. 

La sua scultura combina l'allegorico e il sensuale, lasciando le sue impronte visibili sul materiale. Evoca forme arcaiche e trae ispirazione da mondi contemporanei, ma anche mitologici e futuristici. 

Le sue opere sono spesso realizzate in alluminio e bronzo, materiali che l'artista amplia ulteriormente sperimentando con le finiture e combinandoli con altri materiali, tra cui il vetro soffiato. 

Alludendo a forme familiari, siano esse animali o umane, e sviluppando il suo approccio unico, quasi alchemico, al materiale di partenza, Jean-Marie Appriou ha creato una mitologia del tutto personale.

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