Il Diario Fiorentino del poeta tedesco Rainer Maria Rilke

Paolo Orsini • 23 aprile 2026

Il Diario Fiorentino è stato scritto durante il soggiorno in Italia

 e dedicato a Louise Andreas-Salomé.

Si può dire, con Roberto Mosi, che Rainer Mairia Rilke abbia avuto una nuova intuizione della natura dell’arte, una personale consapevolezza dell’essere artista, grazie a questo Diario fiorentino, consapevolezza che cresce di pagina in pagina, da un iniziale tono calmo e razionale, fino a quello solenne ed euforico delle pagine finali, al punto che assumono una musicalità lirica di inno elegiaco. 

Questo brano del Diario fiorentino rappresenta in modo significativo il momento di maturazione spirituale e artistica del poeta: Rilke riflette sul rapporto tra sé e il proprio “angelo”, la splendida Lou Salomé, di cui si era perdutamente innamorato. Qui diviene simbolo della sua ispirazione e crescita interiore, di una nuova consapevolezza della vita e dell’arte.

Il personaggio principale di questo Diario è la città di Firenze, sia nel periodo più celebre della sua storia e della sua arte, il Rinascimento, sia nell’Ottocento come meta ambita di visita e soggiorno di importanti personaggi della cultura europea, come appunto Rainer Maria Rilke, uno dei più grandi poeti in lingua tedesca, e la sua amante, Louise von Salomé, perfetta interprete dei fermenti più innovativi dell’epoca, legata alle vicende culturali di Friedrich Wilhelm Nietzsche e di Sigmund Freud. 

Scritto durante il soggiorno a Firenze del ventiduenne Rilke nel mese di aprile del 1898, rappresenta un documento fondamentale per comprendere la sua visione estetica e le tematiche delle sue poesie. È una raccolta di annotazioni sulla città, riflessioni sui monumenti e sulla scrittura, sul contrasto tra l’eternità dell’arte e la transitorietà della vita. 

Il Diario fiorentino si caratterizza per il suo stile lirico contemplativo, dove l’osservazione del reale si trasforma in meditazione poetica. La città di Firenze, con i suoi capolavori rinascimentali, diventa per Rilke una metafora della capacità umana di creare bellezza immortale. Questo tema tornerà in seguito nelle sue poesie, in particolare in quello che è considerato il suo capolavoro, Le elegie duinesi, dove arte e la bellezza diventano veicoli per avvicinarsi al mistero dell’esistenza. Firenze, capace di suscitare emozioni incomparabili e introspezione psicologica, resterà impressa nell’animo del poeta per molto tempo.

Rilke soggiornò alla Pensione Benoit che si trovava al terzo piano del Lungarno Serristori 13, in una splendida posizione panoramica sulla riva sinistra dell'Arno, non lontano dal Ponte alle Grazie. Dalla terrazza poteva ammirare un panorama suggestivo che spaziava da Fiesole a Bellosguardo, dalla Certosa al Piazzale Michelangelo. 

Ogni sera, come un rito, saliva a San Miniato per vedere il sole tramontare alle Cascine, rito che ancora oggi si ripete con i turisti da Piazzale Michelangelo: “Sopra le Cascine e l’ultimo morente bagliore e il Ponte Vecchio su cui le vecchie case sembrano nidi s’infila come un nastro nero in una seta giallo sole”

Il Diario fiorentino è dedicato a Lou Salomé che Rilke ha incontrato per la prima volta a Monaco il 12 maggio 1897 a un tè in casa di amici, e subito ne resta affascinato: “Una florida biondina di trentasei anni che ha alle spalle una giovinezza avventurosa e viene già considerata una delle figure più affascinanti del tempo”. E' sposata da una decina di anni in uno strano ménage in cui lei non si concede, ma il matrimonio in qualche modo va avanti. Figlia di un generale russo, ha vissuto in un grande quartiere davanti al Palazzo d’Inverno e soprattutto ha studiato in Svizzera al politecnico di Zurigo dove eccezionalmente erano ammesse anche le donne. Studia filosofia, teologia, scienza comparata delle religioni e storia dell'arte.

Nel 1883 siccome è di salute un po' cagionevole, viene affidata a un'amica, Malwida von Meysenbug, femminista ante litteram, sostenitrice di una Germania democratica, che la porta con sé a Roma, in un clima più caldo, dove frequenta le amicizie di Malwida – Wagner, List, Mazzini, Garibaldi, ma soprattutto Nietzsche che resterà folgorato da Lou, al punto che le farà una proposta di matrimonio.

Lou invece sposa nel 1887 Friedrich Karl Andreas, che era lettore al seminario di orientalistica all'Università di Berlino. E fin dal primo incontro, Rilke viene travolto dalla passione per questa bellissima donna. E soprattutto trova riscontro ai suoi gusti poetici e ai suoi interessi artistici. Lou, moglie infelice, diventa la sua amante. Più anziana di 14 anni, di forte personalità, Rilke troverà in lei non solo l'amante appassionata, ma anche una madre che lo culla, lo comprende, lo guida (addirittura gli cambierà il nome, da René a Rainer). 

E grazie all'influenza di Lou, diventa uomo diverso, abbandona la vita bohemienne dei caffè, le redazioni dei giornali o gli eventi letterari, e scopre le passeggiate nella natura; d’estate ama camminare scalzo sui prati, per le rive dei laghi, assaporerà una felicità unica nel corso di tutta la sua vita. 

Nell’ ottobre del 1897 si stabilisce a Berlino vicino all’abitazione dei coniugi Adreas e frequenta ogni giorno la loro casa per stare insieme a Lou che gli organizza la vita, compreso il viaggio a Firenze che effettuerà nella primavera dell’anno successivo. 

I primi quindici giorni fiorentini di Rilke sono di totale spaesamento, non riuscirà a scrivere un solo rigo: è sopraffatto dalla bellezza della città, dalla sua luce, dai monumenti, dalle opere d’arte, dalle gite in collina, alla Certosa del Galluzzo, a Fiesole, a Settignano, a Rovezzano e a Maiano. 

Il 6 maggio del 1898, dopo tante emozioni, ha bisogno di maggiore introspezione e trova in Viareggio un luogo dove può respirare l'odore del mare, delle pinete, della natura. In quel momento, fra Ottocento e Novecento, Viareggio è all’apice del suo splendore, meta ambita, oltre che della Famiglia Reale, anche da famiglie ricche, nobili e borghesi, da molti artisti dell'epoca, come Gabriele D'Annunzio, Eleonora Duse, Giacomo Puccini, Pirandello, Galileo Chini. Si ferma a Viareggio tre settimane all'hotel Firenze nella Villa Rigutti di proprietà di Pietro Malfatti, dove scriverà il dramma lirico La principessa bianca.

Il pittore Lorenzo Viani, dopo averlo incontrato, così lo ricorda con un amico in una lettera: Ricordi quando noi ragazzotti andavamo dietro a quel tedesco all'albergo Firenze di Pietrino Malfatti, che faceva il bagno nudo al di là del Funai? L'ho visto a Parigi, è Rilke, il famoso poeta che è stato segretario di Rodenne. Ti farò leggere le poesie che scrisse a Viareggio.

Voi fanciulle siete come le barche sempre ormeggiate lungo le sponde delle ore. Per questo restate così pallide. Un tema a lui caro nel periodo viareggino è quello delle fanciulle che attendono al tramonto il rientro dei marinai dal molo del Porto di Viareggio. C'è tanta gente a seguire il ritorno delle navi dei pescatori. E c'è una sorta di sospensione perché qualche nave a volte non rientra.  Questa incredulità è evocata nelle poesie de I canti delle fanciulle

Regine siete voi e ricche e di canti ancora più ricche che alberi in fiore. Il poeta s’ispira alle raffigurazioni delle fanciulle con le corone di fiori tipiche delle decorazioni degli artisti dello jugendstil, a conferma del profondo legame fra il nuovo movimento artistico e la sua arte poetica.

Alcune pagine del diario scritte a Viareggio sono riflessioni sul lavoro del poeta, altre sono rielaborazioni dei ricordi del soggiorno fiorentino, ma tutte hanno un’unica destinataria del pensiero di Rilke: la sua musa ispiratrice e amante, Lou Salomé. Forse, senza di lei, questo diario non sarebbe nemmeno stato scritto. 

A questo punto, come in un vero film d’azione, altro colpo di scena: Rilke si sposta nel Mare del Nord, a Sopot, vicino Danzica; appena ha saputo che Lou sarebbe andata in questa stazione climatica, lui non induce un momento, parte da Viareggio e attraversa mezza Europa per raggiungerla. Il viaggio per Rilke è una è costante, portatore di frutti esteriori e interiori, di cose che gli entrano profondamente dentro e parlano con il suo io.

Nel mese di luglio del 1898, sulle acque più fresche del Mare del Nord finisce il suo libro, un diario che aveva scritto per tre volte e tre volte aveva rinnegato, per la delusione della fredda accoglienza di Lou Salomé. Lui che aveva attraversato l’Europa per raggiungerla perché non sopportava la separazione da lei, è costretto a scrivere quelle amare parole.

La delusione è cocente. Il poeta la sopporta soltanto perché si avvicina a lei con lo sguardo rivolto al futuro: la sua arte ha imparato molto dall’amore e dalla sofferenza. Le dedica il Diario, ma nota che non c’è gratitudine nello sguardo di Lou. Lei lo tratta con una gentilezza fredda e irritante. Lui ha per lei un nuovo sentimento, fin ora sconosciuto: l’odio. Non vuole parole di conforto, e sente che deve sfuggire a questo tormento. 

La conclusione di questa grande passione d’amore non è, comunque, una scofitta per Rainer Maria Rilke, anzi è una vittoria, quella che con questo diario lui si riconosce una natura di artista, un’arte che ancora non è poesia, ma lo sarà. Questa maturità, questa coscienza di essere un artista, questa consapevolezza che ha conquistato attraverso l’arte, non è ancora poesia però in lui è felicità, quella che il poeta conosce quando sente che gli sono cresciute le ali o almeno gli stanno nascendo le ali come ad un angelo. 

Quindi, per concludere, in quale rapporto sarà tutto ciò che è scritto nel Diario fiorentino con la Firenze del Rinascimento e con il mare di Viareggio? Lo stesso Rilke, il poeta che vent’anni dopo comporrà poesie universali come I sonetti a Orfeo e Le elegie duinesi, ci dà la risposta: Io stesso vedo sempre più chiaro che io non parlo delle cose ma di ciò che attraverso di esse io sono diventato. 

Alcune foto sono relative alla presentazione del libro di Roberto Mosi "Il diario fiorentino di Rainer M. Rilke per Lou Salomé" edito da Pontecorboli avvenuta venerdì 27 marzo 2026 nella Sala storica Dino Campana della Biblioteca delle Oblate di Firenze.

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