La Firenze più vera nell’ultimo romanzo di Nicoletta Manetti
Una brillante protagonista femminile
che vive la sua storia nella Firenze più genuina

In questi anni abbiamo apprezzato Nicoletta Manetti come scrittrice di romanzi storici, dove mescolava sapientemente, con stile fluido e attraente, l’abilità narrativa propria della fiction con il rigore e la competenza della documentazione storica, in particolare per collana Stranieri e Firenze della Pontecorboli Editore di Firenze, con puntate anche a Roma per raccontare la triste storia di Beatrice Cenci o l’epopea della famiglia di Mamma Ada.

Leggiamo dalla post-fazione di Giovanna Checchi: “Con questo romanzo Nata mancina siamo di nuovo a Firenze e la voce narrante è ancora quella di una protagonista femminile. Anche stavolta la scena è vincente. La freschezza del linguaggio, i modi di dire di chi è nato all’ombra del cupolone, le atmosfere dei diversi quartieri, del Liceo classico Galilei a pochi metri dal Battistero, i timori, le paure, le amicizie e le delusioni ci appaiono familiari ma mai banali”.

Ursula, la protagonista di Nata mancina nasce a Firenze proprio nella poco tranquilla notte dell’alluvione del 1966, accolta dai genitori come “un ramo torto portato dalla piena”: perché non è il maschio sperato ed è pure bruttina e oltretutto si rivelerà mancina. Con queste premesse, crescere nella casa, per metà salone di parrucchiera della madre, è una sfida continua.

A scuola dalle suore le cose non migliorano: cercano di correggerle il mancinismo e poi le cambiano anche il nome: Orsola, come la Santa patrona fiorentina. Inevitabile che la bambina, contornata da una singolare corte di parenti, si rifugi in un suo mondo solitario, fatto di letture di libri e di identificazioni in personaggi letterari, in particolare la poetessa inglese Emily Dickinson. Le scrive lettere immaginarie, le confida ogni vicenda della sua vita, anche quelle tragiche come un incidente che renderà il padre invalido.

Dopo gli studi, l’incontro e il matrimonio con Antonio sembrano segnare una svolta felice nella vita della ragazza. A seguito di un’oscura lite familiare si riapriranno ferite non rimarginate dell’infanzia. Sarà una misteriosa Signora, che pare conoscere tutto di lei, ad accompagnarla verso un percorso di riscatto e rinascita.

Nata mancina di Nicoletta Manetti è un romanzo che affronta, con sensibilità e profondità, il tema dell'identità personale, esplorando le sfumature interiori del sentirsi diversi in una società che troppo spesso predilige l'omologazione e la convenzione.

Attraverso la voce della protagonista, l’autrice accompagna il lettore in un percorso di autoaccettazione e scoperta, dove la mano sinistra diventa simbolo di unicità e riscatto. L'autrice sa intrecciare ricordi, aneddoti e riflessioni con delicatezza, rendendo la storia universale e capace di parlare a chiunque si sia a volte sentito "fuori posto".

La forza del libro di Nicoletta Manetti sta nella capacità di trasformare la diversità in valore, offrendo un messaggio positivo e incoraggiante. Nata mancina è una lettura consigliata a chi cerca una narrazione sincera, che invita a guardare oltre le apparenze e a valorizzare ciò che ci rende unici. In definitiva, l’autrice ci ricorda che, come dice il proverbio, "ogni testa è un piccolo mondo" è proprio nella pluralità delle prospettive che risiede la ricchezza umana.

Le immagini sono relative alla presentazione del romanzo Nata Mancina di Nicoletta Manetti pubblicato da Pontecorboli Editore avvenuta il 15 aprile 2026 alla Libreria San Paolo di Piazza Duomo a Firenze con l'intervento della scrittrice Giovanna Checchi










