“Io mi sento mezzo ebbro quando mi limito a immaginare il cielo, le colline e i palazzi di Firenze”
Il 18 ottobre del 1921 Albert Einstein arriva a Firenze e rimane incantato dalla bellezza dell’arte e della natura.

La collana Stranieri e Firenze dell’Editore Angelo Pontecorboli si arricchisce di questa perla scritta a quattro mani da Valeria Rondoni, professoressa in varie università italiane e americane, e da suo marito, l’architetto Paolo Bulletti appassionato di storia fiorentina, cultura scientifica e musica.

Un antico volume, arricchito da una dedica di due donne che hanno trascorso gran parte della loro vita accanto allo scienziato più celebre al mondo, insieme alla passione per la fisica, per la musica e per la storia fiorentina, hanno ispirato Valeria Rondoni e Paolo Bulletti nella scrittura di “Albert Einstein e Firenze”, un libro di racconti e vicende tra famiglia, bellezza, musica e scienza di Albert Einstein e della sua famiglia in terra toscana.
I ricordi della nonna dell’autrice, che nei primi anni Settanta incontrò più volte Margot Einstein, figlia adottiva, e Helen Dukas, fedele segretaria e biografa, nella villetta di Princeton in New Jersey dove lo scienziato aveva scelto di insegnare e vivere, forniscono una comprensione più intima della vita fiorentina dello scienziato e della sua famiglia.
Nei primi capitoli si prendono in esame, in modo sintetico ma non superficiale, alcune tematiche determinanti per capire lo spirito con cui Albert Einsteinl’infanzia, gli st affronterà il soggiorno fiorentino: le relazioni familiari, anche alla luce delle dinamiche della carriera accademica; il legame forte tra le tre città che vengono prese in considerazione in questo volume: Bologna, Fiesole e Firenze; il fascino che della vita di campagna tra Colonnata (Sesto Fiorentino) e Fiesole; tutto in un periodo piuttosto turbolento per la storia d’Italia, nel quale il fascismo si stava sempre più affermando.
Gli altri capitoli sono dedicati allo studio da parte di Einstein della nuova scienza quantistica, al grande risultato del Premio Nobel per la fisica e infine al trasferimento in America per sfuggire alle persecuzioni naziste, con la cattedra all’università di Princeton e il proprio attivismo per la pace nel mondo. I capitoli finali sono dedicati alla sua grande passione, quella della musica, che poté esercitare grazie alla conoscenza di un musicista straordinario, un religioso che viveva nel Convento di San Francesco a Fiesole, che era un organista e un compositore.

Giunto a Firenze alla fine di ottobre del 1921, in transito verso Bologna dove nei giorni seguenti avrebbe tenuto conferenze sulla relatività, Einstein soggiornò ospite di sua sorella Maja che, insieme al marito, avevano preso una casa tra Firenze e Fiesole. Il suo animo, sensibile a ogni tipo di bellezza, rimase incantato, tanto da ammettere negli anni successivi: “Mi sento mezzo ebbro solo a immaginare il cielo, le colline e i palazzi di Firenze

Ogni visita era un’occasione per rievocare la bellezza dei luoghi e i ricordi di quegli anni, periodo in cui l’affermazione internazionale dello scienziato si intrecciava con gli eventi, non sempre lieti, che segnarono la vita dei suoi familiari in Toscana. Questo libro, animato non solo da memorie personali e ricostruzioni storiche, ma anche arricchito da citazioni evocative e sintesi scientifiche, cattura il lettore introducendolo nel contesto familiare di una celebrità del mondo scientifico e riuscendo a evocare con passione l’essenza del suo genio.









