POESIE DA GAZA

Paolo Orsini • 6 settembre 2025

Trentadue poesie di autori palestinesi

in gran parte scritte dopo il 7 ottobre 2023

Scritte a Gaza in una condizione di estrema precarietà, alcuni autori sono stati uccisi dai bombardamenti israeliani. Queste poesie divengono così come un’ultima preghiera o come un testamento poetico. 

Testimonia lo storico israeliano Ilan Pappé nella prefazione: “scrivere poesie durante un genocidio dimostra ancora una volta il ruolo cruciale che la poesia svolge nella resistenza e nella resilienza palestinese. La consapevolezza con cui questi giovani poeti affrontano la possibilità di morire ogni ora eguaglia la loro umanità, che rimane intatta anche se circondati da una carneficina e da una distruzione di inimmaginabile portata”. 

Questa raccolta, curata da Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti, propone una selezione di dieci autori palestinesi. Tra essi Heba Abu Nada è stata uccisa nell’ottobre del 2023 e Rafaat Alareer è stato ucciso nel dicembre del 2023. 

Biochimica e poetessa cresciuta a Gaza, HEBA ABU NADA nel 2017 si classifica al secondo posto allo Sharif Award for Arab Creativity con il romanzo Oxygen is not for the dead. Nella raccolta sono state selezionate alcune memorie condivise in rete durante l’assedio di ottobre. Muore il 20 ottobre 2023 a Khan Yunis, uccisa da un bombardamento israeliano.

Osserva ancora Ilan Pappé: queste poesie sono a volte dirette, a volte metaforiche, estremamente concise o leggermente tortuose, ma è impossibile non cogliere il grido di protesta per la vita e la rassegnazione alla morte, inscritte in una cartografia disastrosa che Israele ha tracciato sul terreno”.

Nato a Gaza nel 1979, REFAAT ALAREER ha insegnato Letteratura inglese presso l’Università Islamica di Gaza, distrutta dai bombardamenti israeliani. La poesia If I must die è stata pubblicata in rete dall’autore pochi giorni prima di essere ucciso da un raid mirato dell’esercito israeliano, il 6 dicembre 2023. 

Poetessa e Fotografa nata a Raineh, città araba in Israele, DAREEN TATOUR ha pubblicato diverse raccolte poetiche. Condannata più volte, è stata incarcerata per la poesia Resisti, o popolo mio, resisti loro, pubblicata in rete nel 2015.

Dice il traduttore Nabil Bey Salameh: “È un invito a vedere, a sentire, a vivere. Le poesie portano con sé il suono delle strade di Gaza, il fruscio delle foglie che resistono al vento, il pianto dei bambini e il canto degli ulivi. Sono una testimonianza di vita, un atto di amore verso una terra che non smette di sognare la libertà. In un mondo che spesso preferisce voltare lo sguardo altrove, queste pagine si ergono come fari, illuminando ciò che rimane nascosto”.

Nata nel campo profughi di al-Bureij di Gaza, HEND JOUDAH ha scritto poesie, canzoni, racconti e diverse sceneggiature per documentari. Ha collaborato con radio e televisioni di Gaza, ha fondato e diretto la rivista 28 Magazine di Gaza. La sua prima raccolta di poesie è intitolata Nessuno se ne va sempre. 

Poeta di Gaza, Haidar al-GHAZALI finché gli è stato possibile ha studiato Letteratura inglese e Traduzione. Oggi la sua università è rasa al suolo. Dall’inizio dell’offensiva israeliana racconta l’assedio in versi, scrivendo ogni giorno, come lui stesso dice: “versi che sanguinano”.

Poetessa e scrittrice nata a Rafah (Gaza), NI’MA HASSAN è responsabile del gruppo teatrale Teatro Bokra Hola  e del Foro Culturale e Artistico del Sud. È impegnata nell’uso delle arti per la cura dei bambini vittime di traumi di guerra.

Nato a Gaza, YAHYA ASHOUR è un poeta in esilio negli Stati Uniti da settembre 2023, Honorary Fellow all’Università della Yowa. La sua ultima raccolta A gaza of Siege and Genocide è stata pubblicata nel 2024 dall’editore Mizna. Le sue poesie sono tradotte in diversi paesi.

“Leggete queste poesie non solo con gli occhi ma con l’anima. Ascoltate la loro musica, il loro ritmo sottile. Che siano per voi un ponte alla comprensione, un inno alla dignità, e un ricordo che la bellezza, anche nelle situazioni più difficili, può ancora fiorire” Nabil Bey Salameh

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