L’ULTIMO RAIS DI FAVIGNANA romanzo di Massimiliano Scudeletti

Paolo Orsini • 18 marzo 2026

Un romanzo liberamente ispirato alla figura di

Gioacchino Cataldo rais della tonnara di Favignana

Nelle tonnare siciliane, ràis è colui che dirige l’organizzazione tecnica e comanda gli uomini addetti alle operazioni di pesca. In siciliano, ràisi, significa più genericamente “capobarca” ed è un incarico che generalmente è trasmesso di padre in figlio.

Leggiamo, a inizio libro, un Memoir di Giacchino Cataldo di Carlo Ottaviano: “Troppo facile giocare di rimando, col vecchio Santiago e Capitan Ahab - Hemingway e Melville - o altrimenti opporre questa storia alle vicissitudini della famiglia Toscano di Acitrezza, Malavoglia di Verga, Facile, eppure ingiusto, perché le vicende dei rais di Favignana - l'ultimo e/o il primo, non importa - testimoniano l'origine dei miti - e tale è ormai Gioacchino Cataldo - ma sono anche ricche di sovrapposizioni e stratificazioni storiche che hanno modificato e codificato cambiamenti sociali. Cataldo, il primo a non avere ereditato il raissato, fu capo non per discendenza, ma per merito e agì al lavoro incrociando i poteri di un re assoluto in regime di monarchia democratica. Queste pagine sono quindi – sì, il romanzo della vita di un uomo non comune - ma anche storia di una intera comunità nell'evolversi di più stagioni. Irripetibili e quindi prezioso documento”.

“L’ULTIMO RAIS DI FAVIGNANA” di Massimiliano Scudeletti è un romanzo che affonda le radici nella cultura siciliana, e in particolare nell’antica tradizione della tonnara di Favignana. Scudeletti, con una prosa ricca e suggestiva, ci accompagna alla scoperta di un mondo che lentamente si sta dissolvendo, quello guidato dal “rais”, il capo indiscusso della pesca del tonno, figura carismatica e custode di segreti tramandati di generazione in generazione.

La narrazione si snoda tra i ricordi e i racconti degli anziani dell’isola, abbracciando temi universali come il passare del tempo, il legame con la terra (o meglio, con il mare), e la nostalgia per le tradizioni che rischiano di andare perdute. Il romanzo è permeato da una profonda malinconia, ma anche da una grande dignità e rispetto per la semplicità di chi ha vissuto una vita scandita dai ritmi della natura e dai cicli stagionali.

La narrazione oscilla tra mito e realtà: si parte dalla nascita di Gioacchino, lo ritrovi ragazzino che sfugge al destino di cavatori di tufo ed entra, a 14 anni, allo stabilimento Florio per pestare le viscere dei tonni. Dopo il militare fatto al Nord, torna a Favignana per fuggirne ben presto ed emigrare in Germania. Ma il destino è quello scritto nel sangue: torna in Sicilia per essere quello che ha sempre desiderato, un tonnaroto. 

Il sogno si avvera ma proprio nel periodo in cui in tutta Italia le tonnare sono destinate a scomparire. E allora si trasforma in un ambasciatore mediatico di quella tradizione e ottiene un grande successo: nel 2006 viene iscritto nel Registro delle Eredità immateriali (REI) della Regione Sicilia come “tesoro umano vivente”. Purtroppo, l'anno successivo la Tonnara di Favignana chiuderà e allora questa non è una biografia, ma l’epopea di un moderno Aiace.

Massimiliano Scudeletti riesce a dare voce ai personaggi con autenticità, utilizzando espressioni e idiomi locali che rendono il racconto vivo e vibrante. La descrizione delle scene di pesca, delle feste popolari e dei silenzi del mare trasmette al lettore tutta la poesia e l’asprezza di Favignana, creando un affresco emozionante e coinvolgente.

“L’ULTIMO RAIS DI FAVIGNANA” è un libro che si legge tutto d’un fiato, ma che lascia il tempo per riflettere sul valore della memoria e sull’importanza di mantenere vivi i racconti del passato. Consigliato a chi ama la letteratura che sa coniugare storia, tradizione e sentimento, e a chi desidera immergersi in una Sicilia autentica e senza tempo.

Un libro che davvero si legge come se ci si trovasse lì, su quell'isoletta, ad ascoltare il vecchio rais che l'autore ha voluto ribattezzare col nome di Aiace, il più alto di statura dei guerrieri achei.

(Matteo Collura, Il Messaggero)

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