Intervista alle otto SIGNORE DEL MISTERO
Le Signore del Mistero: quando il cozy crime diventa un gioco di squadra
Le Signore del Mistero sono un gruppo di scrittrici nato nel marzo 2026 da un’idea di Mabel Marwood e Maria Letizia Musu. Alla base del progetto c’è una convinzione semplice: scrivere è un’attività solitaria, pubblicare un libro non deve necessariamente esserlo. Hanno quindi scelto di unire esperienze, idee e competenze, aiutandosi nella scrittura, nella promozione e nella realizzazione dei propri progetti editoriali. E hanno deciso di farlo partendo da un genere ben preciso: il cozy crime.

Il SEGNALIBRO DELL’ORSO, che si è già occupato delle Signore del Mistero (link qui), ha riunito virtualmente Mabel Marwood, Elena Andreotti, Maria Letizia Musu, Greta Keller, Marcella Nardi, Arabella Alinei, Sabrina Dolci e Olivia Wisper per farci raccontare come è nato il gruppo, perché hanno scelto proprio il cozy mystery e cosa significa, oggi, scrivere gialli senza rinunciare al sorriso.

Mabel Marwood: Perché amo un mistero che sappia intrigare senza bisogno di mostrare la violenza. Vivo tra le colline del Chianti e sono affascinata dai piccoli borghi, dalla campagna, dalle storie che sembrano nascondersi dietro una finestra illuminata o una porta chiusa. Il cozy mi permette di raccontare proprio questo mondo. In Lavanda, profumi e un cadavere fuori posto ho aggiunto anche la mia passione per il passato e per le atmosfere storiche. Da poco pubblicato anche il secondo volume della serie: Lavanda, tè e altri disastri.
Elena Andreotti: Per me il cozy contiene una promessa implicita al lettore: qualcosa ha sconvolto un piccolo universo, ma alla fine l’ordine verrà ristabilito. E non saranno pistole, inseguimenti o scene cruente a risolvere tutto. Saranno l’intelligenza, l’osservazione, le relazioni fra le persone. È questo che trovo affascinante. Il mio cozy crime uscirà in ottobre.
Maria Letizia Musu: A me piace soprattutto la possibilità di giocare con le ambientazioni. Nel mio romanzo, Omicidio a Willow Creek, porterò i lettori nel Wisconsin degli anni Venti. Il cozy storico consente di unire due piaceri: entrare in un’altra epoca e, contemporaneamente, cercare di capire chi è l’assassino.
Greta Keller: Forse il cozy assomiglia un po’ alla mia vita. Sono nata in Baviera, a Oberammergau, ho vissuto a Ortisei e oggi abito ai piedi del Gran Sasso, in un antico casale in pietra. Amo il giardino, i ritmi tranquilli, le piccole cose. Ma tranquillo non significa noioso! Anche dietro l’apparenza più rassicurante possono nascondersi segreti complicatissimi. È quello che cerco di raccontare, per esempio, in Delitto a regola d’arte.
Marcella Nardi: Io aggiungerei che il cozy è molto più versatile di quanto si pensi. Nei miei Ciak, si muore! e In vino veritas ho scelto mondi completamente diversi, dal cinema alle vigne. Non servono atmosfere cupe o dettagli sanguinosi per costruire un buon mistero. Servono personaggi, indizi, depistaggi e soprattutto una storia capace di far voltare pagina.
Arabella Alinei: Per me il piccolo paese rimane il regno ideale del cozy. In Caffè amaro a San Matteo, la prima indagine di Beatrice Rossetti, ho portato nella storia il Cilento, dove vivo. Nei paesi tutti conoscono tutti, o almeno credono di conoscersi. Il barista, la vicina, la signora che osserva dalla finestra: chiunque può sapere qualcosa. E naturalmente nessuno sa resistere alla tentazione di raccontarlo! Da poco è uscito un altro volume della serie: Delitto a Pietragialla.
Sabrina Dolci: Io invece amo soprattutto l’ironia. In Cercasi segretaria, offresi delitto ho giocato con le situazioni e le piccole assurdità della vita quotidiana. Un ufficio apparentemente normalissimo può diventare un luogo perfetto per un mistero. Nel cozy possiamo parlare di un delitto senza rinunciare al sorriso, e credo che sia uno dei motivi per cui tanti lettori lo amano.
Olivia Wisper: E sfatiamo anche un piccolo mito: non è obbligatorio avere un cottage inglese, una teiera e un villaggio con dodici abitanti! Io vivo a Milano e nei miei Delitto in punta di spillo e Il diavolo veste falso ho portato il mystery nel mondo della moda. Il cozy può essere anche metropolitano, elegante, contemporaneo. Certo, una cosa tradizionale ce l’ho anch’io: il gatto Charlie, che considera ogni manoscritto una proprietà personale.

Maria Letizia Musu: Il gruppo è nato nel marzo 2026 proprio con questo spirito. Volevamo combattere quella che potremmo chiamare “la solitudine della scrittrice”. Quando lavori a un romanzo hai continuamente bisogno di qualcuno con cui confrontarti: una trama funziona? Un indizio è troppo evidente? Una copertina comunica davvero il genere? Una promozione ha senso? Nel gruppo possiamo parlarne liberamente.
Mabel Marwood: Da una considerazione molto concreta: da sole possiamo fare molto, insieme possiamo fare di più. Non volevamo semplicemente mettere alcuni nomi sotto un logo, ma creare una vera rete di collaborazione tra autrici che condividessero lo stesso genere e la stessa idea di rapporto con i lettori.
Marcella Nardi: E soprattutto possiamo essere sincere. Il sostegno non significa dirsi che tutto è bellissimo. Significa anche avere qualcuno che ti dice: “Qui qualcosa non funziona”. Se c’è fiducia, una critica può essere molto più utile di dieci complimenti.
Olivia Wisper: La nostra chat ne è la dimostrazione. Può cominciare con una domanda su una copertina e, mezz’ora dopo, ci ritroviamo a discutere di un assassino, di una campagna pubblicitaria o del titolo di un romanzo. Per chi pubblica in maniera indipendente è una risorsa enorme.

Maria Letizia Musu: Significa mettere a disposizione delle altre quello che ciascuna sa fare meglio. C’è chi ha più esperienza nella grafica, chi nella promozione, chi è particolarmente brava a individuare un problema nella trama. Ci scambiamo letture beta, suggerimenti e informazioni e organizziamo iniziative comuni.
Greta Keller: E c’è anche l’aspetto umano. Chi scrive sa quanto possa essere frustrante restare bloccata su una storia o avere dubbi dopo la pubblicazione. Sapere che dall’altra parte ci sono persone che conoscono esattamente quella sensazione fa una grande differenza.
Sabrina Dolci: Naturalmente discutiamo anche! Otto scrittrici che parlano di libri difficilmente saranno d’accordo su tutto. Ma forse è proprio questo il bello. Non vogliamo diventare otto copie della stessa autrice.
Arabella Alinei: Infatti ciò che ci unisce è il genere, non il modo di scrivere. Ognuna mantiene la propria voce, i propri personaggi e le proprie ambientazioni. Il lettore deve poter riconoscere una Signora del Mistero, ma nello stesso tempo trovare ogni volta qualcosa di diverso.

Mabel Marwood: Direi di sì. Chi vede il logo delle Signore del Mistero deve sapere quale tipo di esperienza narrativa troverà: un giallo cozy, un mistero costruito per coinvolgere e divertire, senza compiacimenti nella violenza.
Marcella Nardi: Ma questo non significa rinunciare al delitto o alla complessità dell’intreccio. “Cozy” non è sinonimo di “facile”. Un buon giallo deve comunque sorprendere il lettore e giocare lealmente con lui.
Elena Andreotti: È proprio questo equilibrio a essere importante: suspense senza angoscia, mistero senza brutalità, personaggi con cui sia piacevole trascorrere qualche ora. Il lettore deve poter chiudere il libro soddisfatto, non traumatizzato.

Marcella Nardi: Pianificatrice, senza dubbio. In un giallo ogni indizio deve trovarsi nel posto giusto e ogni depistaggio deve avere una ragione. Prima di scrivere ho bisogno di sapere dove sto andando.
Mabel Marwood: Io parto più spesso dall’atmosfera. Un luogo, un momento della giornata, una sensazione possono suggerirmi una storia. Poi, naturalmente, arriva il momento in cui bisogna fare i conti con la struttura. L’assassino non può cambiare perché al capitolo quindici ci è venuta un’idea migliore!
Olivia Wisper: Io sto nel mezzo. Mi piace lasciare spazio all’ispirazione, ma il mystery richiede precisione. È un meccanismo: puoi nascondere un indizio, ma devi averlo messo davvero sotto gli occhi del lettore. Altrimenti non è un gioco corretto.

Sabrina Dolci: Questa è probabilmente la domanda più interessante. La risposta è: il nostro progetto nasce proprio dall’idea opposta. Un lettore di cozy non compra un solo libro nella vita. Se scopre un’autrice che gli piace, probabilmente ne cercherà altre dello stesso genere.
Greta Keller: Il successo di una di noi può portare un nuovo lettore anche alle altre. Per questo collaborare ha molto più senso che considerarci concorrenti.
Maria Letizia Musu: È la filosofia delle Signore del Mistero: creare una piccola comunità intorno a un genere che amiamo.

Arabella Alinei: Entrate pure. Il paese sembra tranquillo, ma non fidatevi di nessuno.
Marcella Nardi: Vi promettiamo cadaveri. Ma con una certa eleganza.
Greta Keller: Portatevi una tazza di tè. Al delitto pensiamo noi.
Sabrina Dolci: E ricordate: nei nostri libri anche la persona più insospettabile potrebbe avere qualcosa da nascondere.
Olivia Wisper: Otto Signore, molti misteri e nessuna intenzione di lasciare un delitto irrisolto.
Le Signore del Mistero sono nate da poco, ma hanno scelto una strada molto precisa: fare squadra senza rinunciare all’identità individuale. I loro romanzi cambiano scenario, epoca e protagonisti: si passa dalle colline e dai piccoli borghi alla Milano della moda, dal Cilento alla Baviera, dagli uffici alle vigne, fino all’America degli anni Venti. A tenerli insieme è una promessa al lettore: enigmi, indizi, personaggi, ironia e delitti raccontati secondo le regole del cozy crime.
I libri delle Signore del Mistero sono disponibili su Amazon in formato ebook e cartaceo, con opzione Kindle Unlimited. Per riconoscerli basta cercare sulle copertine il loro segno distintivo: il triangolo nero con il logo “Le Signore del Mistero”. E, naturalmente, diffidare sempre del personaggio che sembra non avere assolutamente nulla da nascondere.
Il SEGNALIBRO DELL’ORSO nelle prossime puntate si occuperà in dettaglio
dei libri delle Signore del Mistero. Continuate a seguirci!









