Firenze ’50 ’60 ’70 Immagini dall’Archivio Foto Locchi
Un patrimonio culturale di 150 fotografie di cronaca cittadina
documenta momenti cruciali che raccontano di
arte, sport, vita quotidiana, società e cultura.

Nata nel 1924 come “Foto Locchi – Studio d’arte e tecnica fotografica” grazie a Tullio Locchi, già apprezzato fotoreporter di guerra e ritrattista della famiglia reale, a causa dell’improvvisa morte di Tullio, dal 1926 è rilevata dai più stretti suoi collaboratori e sotto la direzione di Silvano Corcos diviene l’agenzia fotografica ufficiale della città. Negli anni più fecondi del dopoguerra, la ditta arriva a contare fino a trenta maestri fotografi. L’archivio a seguito delle recenti acquisizioni (Archivio Foto Levi, Archivio Italfotogieffe, Archivio Foto Bazzechi), conserva oggi oltre 5 milioni di scatti.

La mostra è articolata in dieci sezioni tematiche che si aprono con il dopoguerra, passando dalle mobilitazioni operaie, fino all’alluvione del ’66. La vita quotidiana è protagonista di una sezione della mostra: le tradizioni popolari, i tuffi in Arno e i bagni di sole sull’argine, i picnic fuori porta, le domeniche allo stadio, i primi supermercati con la esse lunga. Grande attrazione per le immagini dei divi di Hollywood che passeggiano in città insieme alle immagini delle visite di scrittori, artisti, stilisti, musicisti. Una sala è dedicata interamente alla storia della Fiorentina, alle sue glorie e vittorie in campo. Infine, una sezione racconta l’invenzione del Made in Italy nella moda e nell’artigianato.
Gli anni Cinquanta sono caratterizzati da un’atmosfera mondana e ottimista, quando Firenze diventa passerella internazionale, tra glamour e slanci utopici del sindaco La Pira. Gli anni Sessanta invece appaiono più intensi e drammatici, con la grande ferita dell’alluvione del ’66 e dalle prime contestazioni giovanili. Infine, gli anni Settanta narrano una città più riflessiva e concettuale, laddove la fiaba fiorentina sessantottina si trasforma in una nuova complessità urbana e culturale.
Nel primo dopoguerra, le rovine del centro storico sono il palinsesto sul quale sorge la nuova Firenze, brulicare di donne e uomini, immagine operosa della città in ricostruzione. È in scena una visione corale fondata sul principio di un impegno morale alto e condiviso, mentre la folla scende in piazza e sfila nei cortei a testimonianza del proprio impegno civile. La questione sociale e il diritto al lavoro sono in agenda, la mobilitazione degli operai della Pignone coinvolge l'intera città che si unisce agli scioperanti e serra i bandoni dei negozi in appassionata solidarietà.
In risalto la testimonianza di Don Milani e della rivoluzionaria scuola di Barbiana, umile borgo a Nord di Firenze. Frattanto, dal turbine del Concilio Vaticano secondo, giunge a Firenze un drappello di nuovi missionari, i “preti operai”. La comunità dell'Isolotto si raccoglie intorno a Don Mazzi malgrado l'ostracismo della curia.
Accade il Sessantotto e le piazze si mobilitano e le facoltà diventano cantieri di guerriglia e di creatività; si fa lezione in piazza accoccolati intorno al professore. Gli anni Settanta propongono nuovi slogan e stili di vita, nell'epocale mutamento della società civile, quando la “fiaba fiorentina” sfuma in una nuova complessità urbana e culturale.
L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 ha rappresentato non soltanto una tragedia indicibile per la città, ma anche un momento di svolta epocale per lo spirito solidaristico mondiale, segnando la nascita del moderno concetto di volontariato giovanile e di protezione civile internazionale. Infatti, la città si è ben presto risollevata e le ferite in breve tempo rimarginate.
Le aspirazioni di rinnovamento artistico generano il moltiplicarsi di gruppi, riviste, mostre, gallerie che spesso incontrano la ricorrente incomprensione cittadina. Ecco perché il repertorio Foto Locchi, almeno nella parte sin qui digitalizzata, corrisponde all’immagine che si esporta all’estero: sono privilegiate le prestigiose biennali dell'antiquariato a Palazzo Strozzi e le annuali mostre dell'artigianato al Parterre.
Grazie a Carlo Ludovico Ragghianti, le esposizioni d’arte vengono ripensate come opportunità di educazione collettiva alla democrazia e alla libertà. Si comincia con la collezione Guggenheim, reduce dal clamoroso esordio alla biennale veneziana, successivamente le antologiche dedicate ai tre grandi maestri del modernismo architettonico, Frank Lloyd Wright, Le Corbusier e Alvar Aalto. Arriva il 1972 con la grande mostra di Henry Moore, la prima al forte Belvedere, le indimenticabili sculture del maestro dell'astrattismo, sullo sfondo di spettacolare della cupola brunelleschiana e del campanile di Giotto, in una città diffidente del nuovo eppure disseminata dalla pratica quotidiana dell'arte. Malgrado le molte assenze, spiccano le foto di Ottone Rosai e Pietro Annigoni, entrambi ritratti nello studio come solitari dioscuri.
Nel dopoguerra la città diviene tappa d’obbligo dei nuovi gran tour mondani, a Firenze ci si sposa, si acquistano capi eleganti di moda, si incontrano scrittori, artisti, attori, cineasti, stilisti, musicisti. La città è percepita come un viaggio nella storia, un rifugio di pura bellezza e di aristocrazia intellettuale, ma anche il luogo dove si incontra un’umanità genuina e spensierata.
Firenze negli anni Sessanta ha vissuto una stagione cinematografica intensa e drammatica, consolidandosi come un set ideale sia per il cinema d'autore italiano che per importanti produzioni internazionali. La città, con il suo mix unico di monumenti storici e quartieri popolari, è stata scelta da registi straordinari per raccontare l'evoluzione sociale, la letteratura e i grandi drammi di quel decennio.
La strabiliante attività del Maggio musicale fiorentino del dopoguerra e quella del Teatro della Pergola sono testimoniate da stagioni indimenticabili, spettacoli memorabili, direttori di orchestra, cantanti, musicisti fra i più prestigiosi al mondo. Una selezione di fermo immagine della Foto Locchi nei quali spiccano un abbraccio nei camerini, un'emozione in uscita dal palco, un saluto al pubblico, un bacio a occhi chiusi.
Negli anni Sessanta Firenze era la capitale indiscussa della moda italiana e il fulcro internazionale dell'alta moda grazie alle sfilate nella celebre Sala Bianca di Palazzo Pitti, ma anche la manifattura artigianale toccava vertici internazionali ineguagliati. Onore e merito alla Foto Locchi aver dettagliatamente documentato questo incredibile periodo storico della creatività fiorentina.










