“God Year” la personale di Paolo Canevari dialoga con le sculture di Marino Marini
God Year, di Paolo Canevari, mostra inedita a Forte di Belvedere
a Firenze, allestita con un solido legame tra il curatore e l'artista.
Tra gli artisti italiani più conosciuti a livello internazionale, Canevari è noto per l'utilizzo di differenti materiali e medium quali il disegno, il video, la scultura, l'installazione e la performance. Nella sua pratica interdisciplinare utilizza oggetti e simboli comuni facilmente riconoscibili al fine di commentare e spesso decostruire e criticare ideologie, credenze religiose e narrazioni politiche, oltre ai grandi miti del progresso e della felicità sociale.

Insieme alle opere di Paolo Canevari si possono ammirare anche alcune di Marino Marini, uno dei grandi artisti del Novecento; sono esposte una serie tra le sculture più belle in bronzo raccolte con il titolo “No Heroes” che dialogheranno con quelle di Canevari, in un allestimento di forte connotazione drammatica e significativa.

Le antiche mura del Forte di Belvedere, costruite per difendere e controllare, diventano il luogo ideale per accogliere questa riflessione. Qui il dialogo tra storia e contemporaneità amplifica il significato delle opere, trasformando lo spazio espositivo in un territorio di confronto tra passato e presente, tra memoria e futuro.

La mostra invita il pubblico a osservare il mondo senza filtri, per nezzo di immagini che non descrivono semplicemente la realtà, ma la mettono in discussione. In questo percorso, l'arte si afferma come esercizio di consapevolezza, capace di restituire complessità là dove prevalgono semplificazione e superficialità.
Da sempre interessato ai temi del potere, della violenza, della memoria e della fragilità umana, Paolo Canevari utilizza materiali comuni e simboli universalmente riconoscibili, trasformandoli in strumenti critici capaci di rivelare ciò che spesso rimane nascosto dietro le narrazioni dominanti. Nelle sue opere convivono ironia e tragedia, bellezza e inquietudine, attrazione e disagio.

La ricerca artistica di Canevari si fonda su un rapporto profondamente fisico e materico con l'arte, concependo il processo creativo come una trasformazione energetica capace di tradurre il pensiero in forma. Al centro della sua ricerca c’è una costante riflessione sulle contraddizioni della società contemporanea e sulla natura ambivalente dell'esperienza umana.
Tensioni e opposizioni si manifestano nella scelta dei materiali e nelle modalità con cui essi vengono messi in relazione. Elementi poveri e preziosi, artigianali e industriali, antichi e contemporanei, convivono in accostamenti volutamente forti, talvolta violenti, che restituiscono la complessità del presente.

La poetica di Canevari è alimentata da una serie di polarità che attraversano tutta la sua arte: creazione/distruzione, bene/ male, potere/impotenza, permanenza/precarietà, memoria/oblio. Questi binomi non vengono mai risolti in una sintesi definitiva, ma rimangono in uno stato di tensione che conferisce alle opere una forte carica simbolica ed emotiva.
Particolarmente significativo è il rapporto tra spiritualità e materialità, due dimensioni apparentemente inconciliabili che nella pratica dell'artista trovano un equilibrio instabile e fecondo. La concretezza della materia - spesso segnata dall’usura, dalla fragilità e dalla memoria del suo precedente utilizzo - si carica di valenze simboliche e metafisiche, dando forma a opere che evocano al tempo stesso la dimensione monumentale e quella effimera dell'esistenza. Attraverso questo continuo confronto tra opposti, Paolo Canevari indaga il significato stesso dell’arte e la sua capacità di instaurare un dialogo con il contesto sociale e culturale contemporaneo.

Cresciuto a contatto con le pratiche delle avanguardie contemporanee, arte povera, arte concettuale, performing art, educato alla scultura in ambito familiare, ha sempre saputo rileggere in senso nuovo l'arte classica e rinascimentale, quella moderna e del modernismo. Questa specificità ha permesso all'artista di muoversi nel mondo con intelligenza sia teorica che pratica.
L’arte di Paolo Canevari pone lo spettatore di fronte alla realtà più dura e tragica, comunicando la violenza fratricida dei nostri tempi senza la retorica tipica dei media, talvolta complici di travisamenti di fatti e immagini, nonché di manipolazioni del senso delle parole. Le sue opere svelano, con leggerezza e ironia, e il cinismo dell'Economia e del Capitale, la natura distruttiva e oppressiva del Potere, quello omologante di ogni Ideologia, proponendo l'opera d'arte come oggetto materico ansioso e perturbante.
L’immagine per Canevari ha una funzione complessa non riducendosi mai a una semplice informazione o una mera didascalia. Si tratta di uno strumento poetico e iconico, utile alla presa di coscienza e alla crescita cognitiva. Dal punto di vista simbolico è sempre trattata e fatta funzionare come un'esperienza aperta dai significati plurimi.
La mostra ci conduce nel mondo dell'artista con impatto non indifferente: una Rolls Royce è tatuata con il messaggio “HO FAME”; un bambino palleggia con un cranio tra le rovine di palazzi bombardati; piccoli e grandi carri armati realizzati con la “pelle” dei pneumatici trasformano il gioco in immagine di guerra e viceversa; una figura lignea della Vergine Maria sorregge un pneumatico sulla testa come se fosse un'aureola; cappi realizzati con la gomma delle camere d'aria evocano immagini di sacrificio e condanna; un uomo, l'artista in persona, vestito elegantemente di nero, accoglie a braccia aperte un ordigno che cade dal cielo; un pneumatico tagliato serve a costruire sulla parete la parola “DIO” accoppiando la dimensione materialistica della civiltà industriale con quella spirituale, il movimento orizzontale (l'auto) con quello verticale (la teologia).
Canevari lavora sull’ambiguità dei segni, dei materiali e delle forme, trasformando le immagini più familiari in presenze inquietanti, in dispositivi critici e decostruttivi. La sua ricerca nasce dalla tensione tra il linguaggio dell'arte quello della realtà, tra estetica e politica, mettendo in dialogo e spesso in conflitto simboli culturali, emblemi del potere, riferimenti alla storia politica e religiosa, miti collettivi, stereotipi e luoghi comuni, oggetti della vita quotidiana. Attraverso queste opposizioni costruisce una visione tragica dell'esistenza contemporanea, in cui ogni simbolo può rivelare il proprio lato oscuro e ogni immagine può caricarsi dei significati contraddittori e universali.

La riflessione sulla violenza, sulla memoria e sui meccanismi di controllo, separazione e censura che attraversano la società contemporanea viene posta al centro attraverso l'utilizzo di materiali poveri e industriali come la gomma dei pneumatici, che diventa metafora della condizione sociale e dei pericoli che nascono con lo sfruttamento delle risorse energetiche. Il petrolio, i suoi derivati, l'industria automobilistica sono messi sotto accusa. L'oro nero è tra i più potenti strumenti di supremazia nella geopolitica, coefficiente di ricchezze e predominio globale. La risorsa ad oggi necessaria al progresso è anche quell'elemento che può scatenare guerre e crisi finanziarie.
Esemplare l'opera intitolata Landscape: una bandiera americana copre una pila di bidoni e pneumatici che appaiono come un feretro. Si tratta di una potente, icastica riflessione sullo stretto legame tra il petrolio e la grande potenza americana. Il titolo stesso della mostra, God Year, è un'espressione ricavata dal nome di una delle più note industrie di pneumatici che evoca “l’Anno del Signore” mostrando quanto sia sottile il confine tra sacro e profano, tra portatori di pace e produttori di morte, tra progresso e povertà, tra verità e false retoriche.

In molte opere l'artista ricorre inoltre alla dimensione del gioco e del sacrificio, due elementi solo apparentemente opposti. Il gioco assume una funzione insieme catartica e perversa. Dietro la leggerezza dell'azione ludica si celano dinamiche di sopraffazione, rituali collettivi e forme simboliche cariche di violenza.


Il sacrificio a sua volta richiama archetipi antichi e strutture profonde dell'inconscio collettivo diventando uno strumento attraverso cui Paolo Canevari interroga le contraddizioni della storia e della contemporaneità, le pulsioni e gli istinti mortiferi e distruttivi che nutrono e pervadono gli esseri umani, il gruppo, gli adepti, le masse guidate o sottomesse da valori e ideali di morte o di supremazie razziale.
E proprio in questa oscillazione tra innocenza e crudeltà, tra ironia e tragedia, tra gioco e violenza, che la sua opera trova una delle sue espressioni più potenti. Una mostra non facile da “leggere” ma assolutamente imperdibile.










